Susanna Piga: “Al di là del muro. Il colera / il coronavirus !

Susanna Piga: “Al di là del muro. Il colera / il coronavirus !

Al di là del muro. Buoncammino. Alla scoperta dell’ex carcere di Cagliari.

Tante volte nel corso della quarantena impostaci oggi per contrastare il diffondersi del coronavirus, mi sono tornati alla mente passaggi importanti della nostra storia, emersi nel corso delle ricerche per il mio libro sull’ex carcere di Cagliari, pubblicato con l’editore Carlo Delfino nel 2015.

Un libro che, di riflesso, parla di noi. Infatti, non racconto le storie di vita detentiva, quanto piuttosto l’ambiente in cui i detenuti scontano la pena. Un racconto attraverso le due forme della narrazione che si sostengono a vicenda: la parola e l’immagine.

Il libro parla di noi nel senso più intimo del termine, è lo specchio della nostra coscienza collettiva che si estrinseca anche nel trattamento del reo nel corso della storia umana.

L’evoluzione della struttura detentiva si riflette nell’etimologia delle parole che la rappresentano, quindi il passaggio da carcere – letteralmente recinto, luogo chiuso – a penitenziario – luogo il cui il reo viene rinchiuso per scontare la pena ed essere rieducato per poter ritornare nella società.

Per la prima volta affrontai il tema della detenzione che mi portò a fare le ricerche in un settore particolarmente delicato e secretato da sempre.

Entrai nell’ex carcere di Buoncammino ad un mese dalla sua dismissione per il trasferimento dei detenuti nella nuova struttura penitenziaria di Uta.

Era il 23 dicembre 2014 e fu per me una pesante Vigilia di Natale. Fotografai tutto poiché tutto era ancora lì, mancavano solo i detenuti.

Tra le tante storie emerse dalle mie ricerche, racchiuse nel libro, voglio soffermarmi sull’analogia tra ciò che viviamo oggi e ciò che vissero i cagliaritani, e non solo, negli anni ’50 del 1800. Un vissuto che risponde ad una domanda alla quale troppo spesso ho visto dare una risposta scorretta.

Perché il carcere di Buoncammino è stato costruito in uno dei punti panoramici più belli della città di Cagliari?

La scelta fu fatta in un periodo emergenziale, come quello che stiamo vivendo oggi: il diffondersi del colera, che generò un grande dispiegamento di forze e di solidarietà. Ahimè, quest’ultima in particolare, non sopravvisse al cessare della pandemia!

Così racconto nel libro che:

“La passeggiata di San Lorenzo, anche se stretta e senz’alberi, ha la migliore aria e la veduta più bella della città. Le torri, il mare, gli stagni, le montagne singolarmente frastagliate, i numerosi paesi vicini presentano un aspetto magnifico, straordinario”. Così il Valery, nel 1834, ci mostra il colle sul quale più tardi fu costruito il carcere succursale, progettato dall’ingegner Giovanni Imeroni come adattamento della struttura esistente, che entrò in attività nel 1855.

I detenuti erano, allora, distribuiti nel principale carcere cittadino, il complesso di San Pancrazio e nelle carceri succursali, la Torre dell’Elefante e dell’Aquila destinata principalmente ai prigionieri politici e l’Ergastolo della Darsena, a queste carceri (con una capacità dichiarata di circa 550 individui) si aggiungeva il Bagno penale di S. Bartolomeo che dal 1842 ospitava i detenuti destinati ai lavori forzati.

Erano gli anni in cui in tutta l’Europa si diffondeva in modo grave e veloce il morbo del colera, tanto da poter parlare di vere e proprie pandemie, per arginare le quali furono elaborate azioni di controllo e prevenzione anche da parte della Commissione Sanitaria del Regno di Sardegna.

A tali controlli non si sottrasse la città di Cagliari, dove si operò al fine di verificare eventuali focolai del morbo ed individuare le zone più soggette a rischio, tra queste ultime le Regie Carceri occupavano il primo posto, poiché in esse la popolazione detenuta si trovava ristretta in sovrannumero in condizioni igienico sanitarie davvero precarie.

Esiste un carteggio molto interessante tra l’Intendenza Generale e il Municipio di Cagliari, … dal quale si comprende l’evolversi della situazione che portò ad individuare il bellissimo e panoramico colle descritto dal Valery, come sede del carcere succursale, poi diventato il definitivo carcere di Buoncammino.

La città di Cagliari viveva una situazione estremamente precaria, dominata dal terrore della diffusione del colera, allo scopo furono istituiti diversi ospedali succursali in cui trasferire i colerosi, tra essi anche alcuni detenuti di San Pancrazio.

Il carcere succursale fu quindi edificato per decongestionare la situazione nelle esistenti Regie carceri, in primis quella di S. Pancrazio, per evitare che da lì il colera potesse diffondersi nella città.

Faceva parte di una delle misure di prevenzione nell’emergenza di allora.

Il 1854 fu l’anno di azioni congiunte tra le forze militari e civili, finalizzate a trovare una soluzione per arginare eventuali focolai di contagio e, finalmente, il 9 novembre 1854 fu presentata una relazione “per l’approvazione del contratto relativo all’appalto delle opere da eseguirsi nel locale di Buoncammino (…) adattarlo a carcere succursale (…)” tale locale, “occupato da una parte delle truppe di guarnigione in questa città per la difesa della Caserma Carlo Alberto” risultava il “più appropriato”.

Fu quindi ottenuta l’autorizzazione a procedere da parte dei Ministri della Guerra e dell’Interno, con l’impegno di “restituire” il locale ceduto con altro locale adeguato.

I locali disponibili in quel difficile momento non erano tanti, la Commissione Sanità ne individuò due come idonei sia per la restituzione del bene ceduto che per la costruzione dell’ospedale succursale, per affrontare la possibile epidemia di colera.

Tali locali erano i conventi di Santa Rosalia nella Marina e dell’Annunziata in Stampace.

L’Intendente scrisse al Sindaco, il 2 agosto, per accertarsi quale dei due fosse ancora libero, ossia non utilizzato come ospedale succursale, affinché potesse essere utilizzato come bene da restituire e in cui alloggiare le truppe regie “sfrattate” dall’antica polveriera.

Comunque il bene era stato acquisito per adattarvi il primo vero carcere cittadino che fu costruito in tempi da record, visto che l’8 giugno del 1855 l’Intendente generale comunicò al Sindaco di Cagliari l’imminente trasferimento dei detenuti nel nuovo carcere di Buoncammino che, si precisava, a causa del suo isolamento deve essere controllato da un Corpo di Guardia militare.

Che fosse una situazione transitoria è ben chiarito in una serie di documenti del periodo, conservati nell’Archivio di Stato di Cagliari.

In una lettera del Ministero dell’Interno all’Intendente Generale di Cagliari, del 23 novembre 1854, si afferma che il locale di Buon Cammino viene adattato come carcere succursale ma che “come è pur noto all’Intendente Generale di Cagliari tale occupazione non è che provvisoria”.

Il carcere succursale aveva una capienza di circa 100 detenuti come da relazione dell’ingegnere capo del 23 settembre 1854, inoltre nella nota della Regia Segreteria di Stato delle opere autorizzate per le carceri di Cagliari per tutto l’anno 1854, allegata alla lettera su citata, al punto 12 è specificata la cifra di L. 6.984, utilizzata per “l’adattamento del locale di Buoncammino”, su un totale di L. 32.846.

Il Ministero precisava che per “nessuna delle carceri dello Stato si sostennero così enormi spese come per quelle di Cagliari”.

Il 2 luglio 1855 il nuovo Carcere succursale di Buoncammino entrò in attività come anticipò l’Intendente al Sindaco di Cagliari in una lettera datata 29 giugno 1855: “Lunedì giorno 2 dell’entrante luglio saranno posti in attività le Carceri di Buon Camino…”

Oggi viviamo una pandemia di dimensioni globali, tante misure emergenziali stanno risolvendo il grave problema contingente. Tanta solidarietà emerge da una popolazione spaventata. Cosa sopravvivrà all’emergenza?

Grazie per il tempo che mi hai dedicato.

Susanna Piga

Susanna Piga, laureata in Scienze Politiche, ha conseguito un Master in Economia e Marketing del turismo. Appassionata di Digital Marketing, di Social e delle nuove tecnologie di comunicazione. Fotografa e scrittrice. Ha pubblicato con Carlo Delfino editore "Cagliari scritta con la luce" e "Al di là del muro. Buoncammino. Alla scoperta dell'ex carcere di Cagliari".
RSS
Follow by Email
Instagram